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    June 30

    Sondaggi On Line

    ...Se avete voglia di guadagnare qualche euro semplicemente compilando dei sondaggi on line non dovete far altro che lasciarmi la vostra mail e vi mando il link...

    Le lucciole

    Qualche giorno fa mi è stato chiesto chissà per quale motivo le lucciole emettono quella strana, ma magica e splendida luce. Che brutto non esser riuscito a dare una risposta esauriente al cospetto di questo fenomeno così stupefacente…beh allora ecco qua la motivazione scientifica sperando che magari un giorno durante una vostra passeggiata vi potrà tornare utile per stupire qualcuno con il vostro sapere ;)

    La luce emanata dagli insetti dell'ordine dei Coleotteri, famiglia dei Lampiridi è prodotta da organi costituiti da tre strati: il più interno è composto da cellule con citoplasma ricco di cristalli di acido urico e ha la funzione di "riflettore"; lo strato intermedio è composto da cellule luminose con il citoplasma molto ricco di mitocondri nei quali si sviluppano le reazioni chimiche che portano alla emissione di luce; il terzo strato è costituito da un velo trasparente.
    La luminosità deriva da una serie di reazioni che utilizzando l'energia che deriva dall'ATP (adenosintrifosfato) quando si trasorma in ADP (adenosindifosfato), portano alla trasformazione del sistema luciferina-luciferasi in un composto instabile che tende a ritornare allo stato fondamentale con la liberazione di un fotone. 
    La luce emessa è fredda, manca sia di raggi infrarossi che di raggi ultravioletti ed ha una lunghezza d'onda oscillante tra i 500 ed i 650 millimicron. Per dare un'idea dell'intensità luminosa, si pensi che
    occorrono circa 6.000 insetti per avere una luce uguale a quella di una candela.

    le lucciole compaiono raramente  nei sogni, ma quando il tremulo battito intermittente visita il sognatore, questi  facilmente si lascia catturare dal fascino di questa immagine legata  alle lunghe sere estive, all'aria tiepida, a luoghi non  appiattiti dalla fredda illuminazione artificiale, alla natura  incontaminata ed all'infanzia.

    "Lucciola lucciola vien da me, ti darò il pan del re, pan del re e della regina lucciola lucciola vieni vicina". Così recita una filastrocca infantile perchè per  ogni bambino le lucciole sono meraviglia, stupore di fronte al prodigio di una luce volante, desiderio di capire, di possedere  la magia di quel pulsare; e sono corse e rincorse, mani tese nel buio, palmi raccolti a contenere e a godere  di quel miracolo della notte.

     

    Ecco che nei sogni le lucciole sono spesso associate a questo aspetto di meraviglia, di bellezza e di illuminazione  simbolica di qualche aspetto della realtà. Vedere  lucciole nei sogni fa presagire  contenuti che emergono dalle profondità dell'inconscio, nuovi aspetti della personalità del sognatore che si adeguano alla realtà diurna.

     

    Ma le lucciole nei sogni possono riferirsi anche a nuove  idee, pensieri creativi, illuminazioni mentali, risoluzioni di problemi. Quando non siano simbolo del "prendere lucciole per lanterne", cioè prendere abbagli, confondere la realtà delle cose. E' molto facile infatti che nei sogni i  termini letterali acquisiscano un valore simbolico quando compaiono in proverbi o  detti popolari.

     

    In generale  le lucciole che  compaiono nei sogni vanno collegate a a qualche rivelazione importante o alla soluzione di qualche problema che può apparire  alla persona come "una luce nel buio".

    June 22

    Le mani...

    Le mani sono importanti.

    Con le mani puoi accarezzare, con le mani puoi sfiorare, con le mani puoi amare, con le mani puoi fare venire i brividi, con le mani puoi uccidere.

    Con le mani stringi accordi, con le mani saluti, con le mani colpisci, con le mani puoi fare male.

    Con le mani puoi dire ciò che sei, come la pensi, stendendola con il braccio teso o stringendola in un pugno.

    Se siamo ciò che siamo, lo dobbiamo alle nostre mani. Non puoi amare una persona se non ti piacciono le sue mani. Non puoi capire, conoscere, scoprire la persona chi ti sta davanti se oltre ai suoi occhi non hai osservato le sue mani.

    June 21

    LA passione

    QUANDO LA PROVI NON C'E' TESTA NE' CUORE CHE POSSANO CONTENERLA.
     
    IL BISOGNO E DESIDERIO DI VIVERLA E' TROPPO FORTE.
    PRIVARSI DI QUESTE SENSAZIONI CHE SCOMBUSSOLANO PIACEVOLMENTE
    TUTTI I NOSTRI SENSI, E' COME TOGLIERE ACQUA AD UN TERRENO ARIDO.
     
    L'AMORE E LA PASSIONE SONO COME L'ACQUA E LA SETE,
    INDISPENSABILI PER VIVERE!!!
    PAOLO
    June 14

    Qualcosa da leggere per riflettere un pò...

    Tutti siamo stati bambini e i bambini sognano.

    I maschietti di essere eroi, senza macchia e senza paura,

    che sconfiggono draghi e liberano principesse dalle torbide grinfie di un perfido mago.

    Le femminucce fantasticano di essere bellissime principesse rinchiuse in una tetra torre,

    in attesa che il cavaliere senza macchia e senza paura venga a liberarle sul suo bianco destriero.

    Ma, come tutti i sogni, anche questo è destinato a finire. E così l'eroe e la principessa si ritrovano

    adolescenti, e poi adulti, che cercano disperatamente qualcuno che li faccia sentire importanti,

    che li riconosca per quell'eroe e quella principessa che speravano di essere.

    E quando credono di averlo trovato non lo mollano più. Un bel rapporto simbiotico, eccitante come...  una camera a gas. Una sofferenza atroce.

    Questa è la codipendenza.

    Cercare di possedere a tutti i costi un'altra persona nell'illusione di far tacere quella fastidiosa

    voce appollaiata sulle proprie spalle che continuamente dice che non si vale, che non si combinerà mai

    niente di buono, che senza di lei o lui non si può vivere oppure, al contrario, che lei o lui impedisce

    la propria realizzazione ed è soffocante con le sue continue richieste di attenzione.

    Sì perché nella codipendenza i protagonisti sono sempre due e, in genere, uno fugge e l'altro insegue.

    Accanto al "bisognoso", infatti, c'è l'indipendente, il quale sviluppa una dipendenza non diretta,

    che nasce dall'incapacità di lasciarsi andare al rischio dell'amore, che pone continuamente paletti alla

    relazione, calcolando tutti i rischi possibili e immaginabili prima di aprire un piccolo spiraglio

    del suo cuore.

    Il dipendente tende a essere una sanguisuga, una zecca, un mendicante d'affetto,

    mentre l'indipendente assume le caratteristiche dell'orso che sta in disparte, oppure del colibrì

    che non sta mai fermo, comunque di una persona che dà l'idea di essere inafferrabile.

    Anche quando c'è, non c'è veramente.

    Ma la cosa interessante è che gli indipendenti, per strana "coincidenza", stanno sempre vicini a qualcuno

    che si attacca loro come una sanguisuga, salvo poi lamentarsi di non avere abbastanza spazio

    o di sentirsi soffocare, e i dipendenti si innamorano puntualmente di chi sfugge o si nega,

    lagnandosi di non essere abbastanza amati. Ognuno sembra essere alla ricerca del suo opposto.

    A livello profondo, ogni codipendente porta in sè un giudice interiore che lo condanna e lo rimprovera,

    per il quale la propria vita non è mai all'altezza delle possibilità di felicità, di libertà,

    di autoaffermazione che il sogno del bambino gli aveva promesso.

    Così cerca di ridurre al silenzio queste voci affidando la propria felicità a un'altra persona,

    credendo che questa sofferenza possa essere lenita da qualcuno che accetti di metterlo al centro

    del suo universo, tanto quanto lui finge che l'amato sia il centro del suo.

    Pretendendo così ciò che non può essere imposto: l'amore. Una pretesa destinata inevitabilmente

    al fallimento.

    Ma invece di capire il fallimento come risultato inevitabile del proprio "delirio",

    e come occasione di un primo risveglio, quasi sempre il codipendente cerca fuori di sé il colpevole:

    "E' colpa sua perché è troppo asfissiante", "Non mi dà abbastanza attenzioni", "Se fosse diverso/a

    andrebbe tutto a meraviglia". Ma quando felicità o infelicità non dipendono più dalle proprie scelte,

    e dalle loro conseguenze, ma dalle scelte di qualcun'altro, allora la sofferenza è garantita.

    La salvezza è scoprire e affrontare la verità: l'origine della sofferenza non è nella relazione,

    bensì dentro se stessi. Per uscirne occorre imparare ad amare prima di tutto se stessi, ed essere

    consapevoli delle ragioni profonde della propria situazione, decidendo che non si vuole più avere

    a che fare con giochi di questo genere e scoprendo qual è il significato profondo, psichico,

    della dipendenza.

    La dipendenza da sostanze, così come la dipendenza

    da un altro essere umano, nasce dalla nostalgia di un periodo in cui eravamo tutt'uno con qualcosa

    di diverso da noi e ci sentivamo molto più in pace ed espansi di ora, sia che si trattasse

    della pancia della mamma sia che fosse l'essere completamente dispersi nel cosmo.

    Si tratta una nostalgia dell'infinito, del sacro e dell'unità

    Quindi il rapporto di coppia è una delle vie al sacro. Ciò avviene quando si avverte la sensazione

    che si sta ricontattando qualcosa di antichissimo, di senza tempo, che ha a che fare con l'infinito

    e con il sacro, attraverso 1'unione con un altro essere umano radicalmente diverso, eppure così uguale

    da essere il proprio specchio. C'è dunque la possibilità di una trasformazione profonda proprio a

    partire dai giochi della personalità della dipendenza.

    E' fondamentale però la consapevolezza e l'accettazione del dove ci si trova nel momento presente,

    per quanto attiene alle vere intenzioni che sorreggono lo stare insieme. Essere codipendenti,

    significa anche essere capaci di attenzione, disponibilità, sensibilità, solidarietà, interesse,

    amore per l'altro.

    Si tratta di ritrovare il proprio centro personale per poi riuscire a esprimere

    tutte queste qualità in modo sano.

    E a quel punto, non avrà più senso parlare di dipendenza e indipendenza.

    Si potrà finalmente parlare di AMORE autentico.

    June 07

    Il pregiudizio...:

    Chi può sostenere con sicurezza che in qualche remoto angolo della propria mente non nasconda qualche piccolo o grande pregiudizio???

    Prima o poi improvvisamente si manifesta con parole dette in un certo modo, con un'espressione appena percepibile,

    con una decisione "istintiva", ecc.

    I pregiudizi esistono, e non è possibile negarli e relegarli nel nostro intimo, perché malgrado tutti i nostri sforzi continueranno ad esistere in noi

    ed in coloro che ci seguiranno sulla scena del mondo.

    Pregiudizio... un pre-giudizio come mi suggerisce la parola è una forma di valutazione che si manifesta prima che noi abbiamo,

    o riusciamo ad avere a nostra disposizione tutte le conoscenze necessarie per formulare una vera opinione.

    Un pregiudizio dovrebbe essere una sorta di prima approssimazione che, successivamente, dovrebbe portare alla formulazione di un giudizio vero e proprio.

    Pero' questo avviene raramente, essenzialmente perché non siamo in grado di memorizzare dati infiniti,

    e d'altra parte spesso non si ricevono e non si dispone di tutte le informazioni necessarie a sviluppare un'idea vera e propria.

    Questo perché le informazioni semplicemente non sono disponibili; perché altre situazioni impediscono, limitano o confondono la diffusione delle conoscenze;

    perché non tutti sono in grado di elaborare messaggi magari complessi ed astratti; perché la questione suscita particolari emozioni, ecc.

    Accettando queste premesse, è possibile supporre che una parte decisamente prevalente dei pensieri creati dalla nostra mente,

    sia orientata da pregiudizi e non basata su giudizi veri e propri.

    In effetti, per comprendere le ragioni per le quali istintivamente ricorriamo al pregiudizio, occorre considerare l'eccesso d'informazioni incessantemente

    proposte da quotidiani, periodici, radio, televisione e, non da ultima, INTERNET. Coloro che effettuano ricerche in rete, sanno bene che è sufficiente inserire

    in un motore di ricerca una parola chiave, ad es. "fantascienza", per essere sommersi da migliaia di nozioni più o meno coerenti con l'argomento cercato.

    Così, nella vita di tutti i giorni, per coloro che vogliono avere anche una minima conoscenza del mondo è più facile avere troppe informazioni (anche superflue)

    piuttosto che non riceverne affatto.

    Per poter vivere attivamente in questa società necessitiamo di una quantità piuttosto articolata di informazioni (essenzialmente molto pratiche).

    Queste informazioni si succedono in quantità tale che non è sempre possibile, analizzarle, confrontarle e quindi organizzarle.

    Così, siamo necessariamente costretti ad ignorare buona parte del mondo che ci circonda, dimenticando sùbito quasi tutto ciò che abbiamo visto, letto o ascoltato.

    Per esempio, provate a ricordare le notizie che avete letto nel giornale di ieri: nella maggior parte dei casi, scoprirete quanto poco ricordate effettivamente.

    Questo, sebbene possa provocare un senso di frustrazione, è un bene in quanto rappresenta un processo di difesa che il nostro cervello adotta per evitare di essere

    sommerso da una quantità d'informazioni che potrebbero rivelarsi inutili oltre che dannose. Per convincersene, possiamo citare ad esempio quelle persone che leggendo

    l'elenco telefonico ricordano tutti i numeri di telefono e tutti gli indirizzi; queste persone non sono sempre invidiabili, poiché generalmente non sono in grado di

    avere una vita indipendente (come è per gli autistici): la loro enorme capacità mnemonica limita la capacità di superare con successo le piccoli e grandi necessità

    della vita di tutti i giorni.

    Selezionare le informazioni in modo da dimenticarle o ricordarle è dunque una necessità.

    Tuttavia questo selezione, essendo per lo più incontrollabile, non è sempre possibile.

    La nostra vita è un susseguirsi di decisioni.. Per prendere decisioni, dobbiamo sapere.. Per sapere dobbiamo avere informazioni.. Anche se non abbiamo informazioni,

    spesso dobbiamo comunque decidere. E dunque siamo costretti a sviluppare rapidamente un'opinione che ci indichi come reagire davanti ad uno stimolo.

    Immaginiamo di camminare da soli in una strada secondaria e scarsamente illuminata di una grande città. Stiamo per incrociare una persona. Ansia? Tranquillità?

    Ci spostate sul marciapiede opposto, oppure continuiamo per la nostra strada?

    Per avere un comportamento veramente adeguato alla situazione, dovremmo sapere chi è la persona che stiamo per incrociare, le sue abitudini di vita, il suo stato d'animo

    in quel preciso momento. Ovviamente queste informazioni sono impossibili da ottenere nei pochi secondi a disposizione. Così, per decidere, ricorriamo al pre-giudizio.

    Formuliamo assunzioni basate sul sesso della persona (donna = pericolo minore; uomo = pericolo maggiore), sull'altezza, sulla corporatura, sul colore della pelle,

    sull'abbigliamento, sui tratti somatici, ecc. Questi criteri, in generale non hanno alcun rapporto diretto sul possibile comportamento (aggressivo, indifferente, socievole)

    della persona che stiamo incrociando. La persona può essere una donna bassa psicopatica e violenta, oppure un uomo di colore, grande quanto un armadio e di filosofia buddhista.

    Questo semplice esempio evidenzia come il pregiudizio abbia una funzione di semplificazione della realtà, aiutandoci a prendere rapidamente delle decisioni.

    Ma se poi queste decisioni siano anche corrette, questo è del tutto opinabile.