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日志


1月31日

"Pianificare la società multietnica vuol dire pianificare la catastrofe"

Da anni e anni ci sentiamo ripetere che realizzare la "società multietnica" è il grande obiettivo del terzo millennio, il luminoso futuro che ci attende al di là del post-moderno.
Da anni ci sentiamo ripetere, come un ritornello, quanto sia bella, desiderabile e felice una società multietnica; dove razze, culture e religioni diverse coesistano armoniosamente e dove le barriere dell'incomprensione, del pregiudizio e dell'intolleranza - residuo di un passato vergognoso e da dimenticare - siano abbattute per sempre.
Le autorità politiche ci ripetono che tale è il nostro "destino manifesto"; quelle economiche, che noi abbiamo assoluto bisogno di lavoratori immigrati per tenere alto il nostro tenore di vita e per riempire i vuoti demografici dovuti alla bassa natalità; quelle religiose ci ricordano il dovere cristiano dell'accoglienza; quelle culturali ci assicurano che ciò costituirà un impagabile arricchimento per il pensiero, l'arte e la scienza. Tutti insieme appassionatamente ci rintronano gli orecchi con lo stesso motivo, una mescolanza di utilitarismo esplicito e di umanitarismo e democraticismo zuccherosi.
Ma è proprio così?
Noi abbiamo molti dubbi in proposito, anche se politicamente assai scorretti.
Ci rendiamo perfettamente conto della delicatezza dell'argomento e della facilità con cui, su un tale terreno, possono crearsi equivoci e si può dare esca a bieche strumentalizzazioni; perciò ci sforzeremo di essere chiari, quanto lo si potrebbe essere ragionando con un bambino delle scuole elementari.
La
necessaria premessa è che la nostra perplessità non nasce in alcun modo da un pregiudizio razzista nei confronti di altri popoli, altre culture e religioni; al contrario, in anni non sospetti (diciamo una trentina d'anni fa), parlavamo di interculturalità quando non esisteva quasi nemmeno la parola, e con saggi e articoli ci sforzavamo di ribadire il concetto che l'egoismo economico e politico del Nord della Terra stava generando situazioni insostenibili nel Sud, e che l'unica soluzione a tale problema era una più larga e generosa comprensione della necessità di elaborare una risposta globale, materiale e morale, alla miseria crescente del Sud e al malessere spirituale crescente del Nord; ad esempio col libro Metafisica del Terzo Mondo, edito nel 1985.
Ciò chiarito, vediamo brevemente perché l'obiettivo della costruzione di una società multietnica ci sembra una utopia pericolosissima, foriera di conseguenze che non noi, ma le generazioni future ben difficilmente riusciranno a gestire razionalmente e pacificamente.
Il primo motivo di perplessità ci viene dalla storia.
Se vogliamo guardare alla natura umana quale essa è e non quale vorremmo che fosse o quale sarebbe auspicabile che fosse, ci accorgeremo che le società multietniche hanno prosperato in pace e in buona armonia solo per brevi periodi e in situazioni favorevoli assolutamente irripetibili, dovute a un concorso di circostanze fortunate. Tale fu il caso dell'India di Akbar (1542-1605), noto in Europa come il "Gran Mogol", illuminato sultano mongolo-indiano che perseguì con saggezza e lungimiranza un progetto di coesistenza etnica e religiosa. Tuttavia, lo ripetiamo, si tratta di rare eccezioni alla regola.
La regola è completamente diversa e ci mostra una serie ininterrotta di conflitti, di odi, di rivincite lungamente attese e di rancori a fatica dissimulati. Possibile che il caso della ex Jugoslavia, senza andare tanto lontano nello spazio e nel tempo, non abbia insegnato niente a nessuno? Eppure, per chi li voleva vedere, i fatti sono lì, sotto i nostri occhi: e dicono chiaramente che nemmeno dopo secoli di convivenza (secoli, non anni!) l'etnia serba, quella croata, quella bosniaco-musulmana, quella albanese, ecc. sono riuscite a convivere in pace; anzi, che si sono sempre odiate e combattute e che ogni tentativo di comporre i loro contrasti è risultato assolutamente vano.
Del resto, lo stiamo vedendo anche in questi giorni. Gli Albanesi del Kossovo, spalleggiati fin dall'inizio dal colosso americano, vogliono l'indipendenza: e, dopo aver subito lunghi periodi di "pulizia etnica" da parte dei Serbi, l'hanno fatta subire, con gli interessi, ai loro ex oppressori; tanto che in tutta la regione la presenza serba è scesa sì e no al 10% della popolazione totale. Conclusione (per chi la vuole vedere e non ha la coda di paglia): neppure gli sforzi delle grandi potenze e dell'intera diplomazia europea, neppure gli strumenti democratici del referendum e dell'autodeterminazione sono stati sufficienti a salvare la convivenza fra due stirpi che coesistevano da tempo immemorabile nello stesso territorio.
Oppure si pensi all'Irlanda del Nord, ove più di quattro secoli di coesistenza non sono riusciti ad attenuare minimamente l'astio e il disprezzo reciproco fra l'elemento anglo-protestante e quello irlandese-cattolico.
Eppure la società multietnica di cui ci parlano gli odierni cantori delle magnifiche sorti e progressive non nascerà da secoli di convivenza, ma verrà improvvisata dall'oggi al domani; e non coinvolgerà due sole etnie, ma decine e decine di etnie provenienti da ogni parte del mondo, con una varietà di lingue, usanze, religioni quali mai vi era vista prima nella storia. Anche l'India di Akbar, in fin dei conti, non doveva far coesistere che due elementi: l'indù e il musulmano. E sappiamo che fine ha fatto il sogno di quella convivenza: neppure il carisma di Gandhi ha potuto impedire la spaccatura dell'India in due Stati ferocemente avversi l'uno all'altro.
E questo esperimento pericolosissimo, dal quale non ci sarà più modo di tornare indietro, dove lo si vuole realizzare? In tutta Italia; in tutta Europa. Non in una piccola regione, ma nell'intero continente. Per fare un esempio: quei milioni di Rom che non sono mai riusciti a integrarsi veramente con il popolo romeno, ora dovrebbero farlo negli Stati dell'Europa Occidentale, da un giorno all'altro. È verosimile?
La seconda ragione di perplessità è di ordine politico.
Nella presente congiuntura politica, con la guerra di civiltà scatenata dall'irresponsabile governo degli Stati Uniti d'America, e nella quale versano benzina sul fuoco gli interessi palesi e concreti del governo israeliano, l'Europa dovrebbe accogliere alcune decine di milioni di immigrati, molti dei quali provenienti da Paesi islamici, i quali non vengono solo in cerca di lavoro, ma con il progetto a lungo termine di islamizzarla. Sia detto per inciso, lo spettacolo politico cui assistiamo da parecchi anni è a dir poco sconcertante: quello di un'Europa, prossimo campo di battaglia tra due opposti integralismi, che continua ad essere subalterna e ossequiente verso i due massimi responsabili di tale situazione: i governi di Washington e di Gerusalemme. Eppure è evidente che i loro interessi non sono i nostri, che i loro obiettivi strategici non hanno nulla a che fare con i nostri; non occorre essere dei geni della geopolitica per capirlo.
Si dirà che se non gli immigrati, i figli degli immigrati provenienti da quei Paesi svilupperanno un legame affettivo con la loro nuova patria d'adozione; e che questo renderà possibile non solo la pacifica convivenza, ma addirittura l'integrazione (ciò che non era riuscito al saggio e illuminato Akbar in condizioni tanto più propizie). Non è vero. I cittadini britannici di origine araba che avevano progettato gli attentati all'aeroporto di Londra non erano figli di immigrati, ma figli dei figli dei primi immigrati: immigrati della terza generazione. Non solo non avevano sviluppato alcun legame affettivo con la loro patria d'adozione, ma nutrivano per essa tutto l'odio che è possibile albergare nel cuore umano.
Oppure ricordiamo l'insurrezione delle banlieues francesi; o ancora, se si preferisce, le feroci lotte interetniche scoppiate a Los Angeles nei primi anni Novanta del secolo scorso, quando asiatici, africani ed ispanici si affrontarono a colpi di pistola e di coltello, saccheggiando i negozi, incendiando le abitazioni e così via. Eppure parliamo di etnie che vivevano sullo stesso territorio da molto tempo. Inoltre la Gran Bretagna e la Francia, per via del loro passato coloniale, e gli Stati Uniti, per via della peculiarità del loro popolamento, avevano avuto molto tempo per sviluppare una cultura dell'accoglienza e dell'integrazione. Ma non vi sono riusciti. Vi riusciranno Paesi come l'Italia, che non hanno una storia del genere dietro le spalle, non hanno sviluppato una cultura del genere; e, anzi, fino a due generazioni fa, erano Paesi di emigranti?
La mentalità mercantilista cui l'Occidente si è assuefatto negli ultimi secoli produce una curiosa deformazione percettiva. Ignorando i fatti e mettendo a tacere anche il semplice buon senso, si continua a pensare che, col denaro e i mezzi materiali, si possa fare tutto: anche creare dei legami di appartenenza, dei vincoli di tipo affettivo. Ma non è così. L'amore per il paese in cui si vive non nasce soltanto dal fatto materiale di trovare, bene o male, casa e lavoro; nasce, eventualmente, dal proprio retroterra culturale e dalla disposizione d'animo con cui si è affrontato il duro passo dell'emigrazione. I nostri nonni, che emigravano verso le miniere del Belgio con le loro valigie di cartone legate con lo spago, lo sapevano molto bene. Perfino in un paese relativamente vicino al proprio, ove si parla una lingua della stessa famiglia e si pratica la stessa religione, l'integrazione è stata realizzata solo da pochissimi e solo dopo sforzi disumani. La maggior parte dei nostri nonni, appena potevano, rifacevano la valigia e se ne tornavano a casa. Quanti di loro sono rimasti e hanno finito per amare il paese adottivo? Amare è una parola grossa; andiamoci piano.
La terza ragione di perplessità è di ordine economico.
Si dice e si ripete che le società a capitalismo avanzato hanno assoluto bisogno di manodopera, non solo e non tanto nelle fabbriche, quanto nei settori ormai abbandonati o semi-abbandonati: di braccianti agricoli, di manovali nei lavori pubblici o di operai non specializzati nell'industria, di infermieri nelle strutture sanitarie, di badanti per gli anziani soli e non autosufficienti. Ma è proprio così? Di fatto, l'aumento dell'immigrazione ha dato il colpo di grazia al piccolo commercio: milioni di botteghe familiari hanno dovuto chiudere, strangolate dalle tasse, mentre le piccole e medie imprese hanno potuto disporre di manodopera a basso costo che, in ultima analisi, ha favorito una ulteriore concentrazione dell'industria e del commercio. E mentre i piccoli negozi chiudono, sempre più numerosi aprono quelli degli immigrati; per non parlare del commercio clandestino di prodotti a costo bassissimo, importati illegalmente o fabbricati in strutture illegali, che creano una concorrenza insostenibile per i nostri commercianti.
E si ricordi cosa è successo a Milano quando le autorità comunali hanno tentato di porre un po' di ordine, non diciamo nel commercio cinese, ma nel semplice utilizzo degli spazi pubblici per il trasporto delle merci: una mezza insurrezione, con tanto di bandiere cinesi sulle barricate e di intervento dell'ambasciatore di Pechino. Altro che immigrati disciplinati e rispettosi della legge, che badano solo al proprio lavoro. Ora, si provi a immaginare cosa sarebbe accaduto se i nostri nonni emigrati in Svizzera, non più tardi di mezzo secolo fa, avessero avuto una reazione del genere, e sia pure di fronte a una supposta ingiustizia o prepotenza delle autorità pubbliche. Il fatto è che non ci pensavano proprio: non erano andati all'estero per far sventolare il tricolore alla prima difficoltà, ma per guadagnare qualcosa da mandare a casa.
La quarta ragione di perplessità è di ordine demografico.
Si dice che, senza l'apporto di immigrati stranieri, e più precisamente di famiglie straniere o, comunque, di coppie che metteranno al mondo dei figli, il nostro declino demografico, e quindi economico, sarebbe irreversibile. A noi pare che il ragionamento si possa tranquillamente rovesciare e che si possa pronosticare che, con gli attuali, rispettivi indici di natalità degli Europei e degli immigrati, nel giro di poche generazioni i popoli del vecchio continente cominceranno letteralmente a scomparire; e con essi spariranno, poco alla volta, dialetti, lingue, culture, religione: tutto.
Già abbiamo visto, in un conteso pre-industriale, quanto rapidamente le culture locali siano state sopraffatte e cancellate dalle culture nazionali. Che fine hanno fatto, per citare un solo esempio, la lingua e la gloriosa letteratura provenzale, quando il francese ha cominciato ad affermarsi? Ora quest'ultima vive quasi solo nei capolavori del grande poeta Frédéric Mistral (1830-1914). E ovunque, nella modernità, si è assistito allo stesso fenomeno: giornali, radio, cinema e televisione hanno dato una mano alle culture nazionali per raggiungere la cosiddetta "unificazione", cioè per spazzar via le culture vernacolari; e oggi, complice l'informatica, anche le culture nazionali cominciano a scomparire, finché non resterà che la cultura dell'Impero: la lingua inglese, il pensare americano, il vestire, studiare e usare il tempo libero, secondo il modello americano.
Quanto al temuto declino economico, è chiaro che si presenta la necessità della manodopera straniera solo se si parte dal presupposto che l'economia debba continuare a basarsi sul concetto della crescita. Ma, ormai, anche gli economisti liberali più tradizionali cominciano ad ammonire che il concetto di crescita illimitata è insostenibile, se non altro per il prossimo, inevitabile esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili e per gli effetti catastrofici dell'inquinamento; e che è tempo - se non è già troppo tardi - di ripensare radicalmente la nostra idea dell'economia e le idee stesse dello sviluppo e del progresso. Si tratta di idee recenti, nate - in pratica - con l'Illuminismo e con la Rivoluzione industriale. L'Europa ha costruito le cattedrali e prodotto gli Elementi di Euclide, la Divina Commedia di Dante e il teatro di Shakespeare facendo benissimo a meno di tali idee.
Non è vero che chi si ferma è perduto, che l'economia deve sempre crescere, pena la recessione: questo è il ricatto degli economisti in mala fede, i cui nomi sono scritti sul libro paga di un capitalismo irresponsabile e ormai agonizzante. È incredibile che così poche voci, nel mondo della cultura, si siano levate per denunciare questa menzogna spudorata, nonostante l'evidenza dei fatti e la gravità dei pericoli cui andiamo incontro.
La quinta ragione di perplessità è di natura organizzativa.
Se anche lo si fosse voluto, non crediamo sarebbe stato possibile gestire il fenomeno dell'immigrazione in maniera peggiore di come si è fatto. L'atteggiamento della classe politica è stato un miscuglio di faciloneria imbecille, di assoluta inefficienza, di miopia che ha dell'inverosimile.
Ricorderemo sempre una frase emblematica pronunciata da Massimo D'Alema, che rivestiva la responsabilità di capo del governo italiano all'epoca dei giganteschi sbarchi di clandestini albanesi sulle coste pugliesi, verso la metà degli anni Novanta del Novecento. Di fronte all'ennesimo approdo di una "carretta del mare" con cinquecento albanesi a bordo, molti dei quali si resero subito irreperibili a terra, con la sua abituale aria di superiorità egli disse - citiamo a memoria ma con sostanziale esattezza - ai microfoni del telegiornale: "Mi rifiuto di credere che per un grande Paese come l'Italia possa costituire un problema l'accoglienza di cinquecento poveretti che vengono in cerca di lavoro". Solo che i cinquecento sono diventati una massa incontrollabile, e non solo di albanesi; al punto che non sappiamo esattamente neppure quanti sono adesso.
Dalle frontiere sforacchiate, terrestri e marittime, del nostro Paese si riversano ogni anno decine di migliaia di immigrati clandestini, molti dei quali andranno ad alimentare le attività illegali, se non la malavita vera e propria. Ogni anno, ogni estate i bagnanti di qualche spiaggia del Mezzogiorno assistono allo spettacolo sconvolgente dell'approdo di questi disperati: ci siamo abituati all'incredibile, percepiamo come normale ciò che dovrebbe essere l'eccezione clamorosa. E intanto la mafia, in Sicilia, ha individuato in questo mercato di carne umana una delle sue attività più redditizie, alla faccia degli sforzi disperati di singoli magistrati e di singoli operatori delle forze dell'ordine per combattere questo nostro vecchio (e mai curato) cancro nazionale, cercando di mettere sotto controllo le sue fonti di finanziamento. La stessa cosa avviene in Calabria con la 'ndrangheta, in Campania con la camorra e in Puglia con la Sacra Corona Unita. I barbari dell'interno fanno commercio di questi immigrati, d'accordo con i criminali dell'altra sponda del Mediterraneo, imbarbarendo sempre più la vita nazionale. Mentre alle unità in servizio per contrastare mafia e immigrazione clandestina scarseggia perfino la benzina per le indispensabili attività di pattugliamento del territorio, aliquote consistenti delle forze dell'ordine sono destinate a compiti di scorta di decine di onorevoli inquisiti per svariati reati del codice penale o per sorvegliare e proteggere le loro ville e i loro yacht.
Accoglienza non vuol dire irresponsabilità. In Australia, per esempio, (lo sappiamo per conoscenza diretta), perfino in caso di un matrimonio fra un cittadino italiano e un cittadino australiano - matrimonio autentico, matrimonio d'amore con tanto di figli e non escamotage legale per coprire l'immigrazione di uno straniero - i controlli sono severissimi, puntigliosi, caratterizzati da una estrema diffidenza. E non parliamo delle conseguenze sanitarie della faciloneria con cui si spalancano le porte del nostro Paese a chiunque lo voglia. Poiché viviamo in quella parte d'Italia ove è appena scoppiato il caso della meningite fulminante, originata appunto presso gruppi di immigrati, abbiamo visto coi nostri occhi cosa può accadere quando i controlli sanitari sulle persone immigrate sono pressoché inesistenti: in nome di un buonismo e di un garantismo demenziali, si mette a repentaglio la sicurezza di milioni di cittadini.
Prima che la demagogia irresponsabile della nostra classe dirigente (o piuttosto della nostra classe dominante, per usare la terminologia gramsciana) crei situazioni di conflittualità incontrollabile, come sta già avvenendo in alcune zone del Paese - ove la popolazione residente è, in certi casi, semplicemente esasperata - bisogna avere il coraggio di dire che non solo le quote di immigrati dovrebbero essere drasticamente ridotte, ma che si dovrebbe organizzare con maggiore buon senso e con molta maggiore efficienza l'inserimento degli immigrati regolari. Oggi assistiamo alle cose più sconcertanti: che un ragazzo africano, ad esempio, che non sa una parola d'italiano, può e anzi deve essere accolto in terza o quarta superiore della scuola pubblica; che un immigrato, trovato privo del permesso di soggiorno, può eclissarsi tranquillamente, ignorando la notifica di espulsione; che negli asili e nelle scuole pubbliche si evita di fare il presepio o di intonare canti natalizi per non "offendere" i sentimenti religiosi dei bambini di altra religione; e così via.
Si aggiunga che gli immigrati, per ovvie ragioni, tendono a concentrarsi nei quartieri più poveri e che la loro presenza, a volte rumorosa e disordinata (come quando più nuclei familiari si stabiliscono in un piccolo appartamento, o come quando essi gestiscono locali pubblici in zone residenziali, restando aperti fino alle tarde ore notturne e disturbando la pace dei vicini) mette gravemente a disagio i cittadini ivi residenti, che già stentano a sbarcare il lunario e che si vedono gradualmente circondati ed "espulsi" dai loro rioni e dalle loro abitazioni. In tutti questi casi - e sono assai numerosi - il pericolo è che si vada verso una guerra tra poveri e verso una cultura dell'incomprensione e della chiusura reciproca.
Al tempo stesso, le pubbliche amministrazioni sono vergognosamente carenti nel garantire un minimo di accoglienza e di dignità agli immigrati regolari. Li si espelle con la forza dalle abitazioni abusive, ma non si fa assolutamente nulla per assicurare loro un tetto decente sopra la testa; e, se li ospita provvisoriamente qualche vescovo o qualche prete di buon cuore, si critica quest'ultimo e lo si denigra senza ritegno. È successo e continua a succedere; basta leggere i giornali o ascoltare i notiziari del telegiornale - quando non sono troppo occupati a riferire gli sproloqui dei politici "ufficiali", di destra e di sinistra, e i loro fioriti discorsi su un Paese che non esiste se non nella loro immaginazione.
Insomma si consente l'ingresso di cifre impressionanti di immigrati, ma non si fa nulla per aiutarli ad inserirsi nella società civile: quando il problema dell'inserimento sarebbe già gravissimo (almeno in senso morale ed affettivo, come già detto) anche se fossimo in presenza di strutture idonee e di una politica dell'immigrazione responsabile e ben organizzata.
E mentre la disorganizzazione e l'irresponsabilità continuano a imperversare, come se ci trovassimo di fronte a un'emergenza scoppiata ieri e non a un fenomeno ormai in atto da alcuni decenni, il disagio crescente generato da situazioni insostenibili alimenta vieppiù la demagogia forsennata di alcune forze politiche, quelle sì razziste e irresponsabili, che sanno vedere solo gli esiti del fenomeno ma non ne fanno una analisi complessiva; e che agitano con tremenda incoscienza la bandiera dell'intolleranza e perfino della provocazione. Non abbiamo forse visto un importante uomo politico italiano, che oltretutto ricopriva una caria istituzionale, esibire una camicia decorata con vignette che irridevano l'altrui fede religiosa? Paurosi effetti della totale insipienza di una classe dirigente che è venuta meno al suo compito fondamentale: cercare di conciliare il proprio interesse particolare con quello complessivo della società.
La sesta ragione di perplessità è di tipo affettivo.
Pur con tutti i suoi difetti, noi amiamo l'Europa, amiamo l'Italia, amiamo le nostre regioni, le nostre cittadine, la nostra bellissima natura (là dove si è parzialmente salvata dallo scempio edilizio e industriale degli ultimi decenni). In questo amore non vi è niente di esclusivista, di razzista, di xenofobo. Crediamo, anzi, che l'amore per la propria terra dovrebbe essere un requisito essenziale di qualunque società umana; e che non sia possibile amare il mondo se non si ama, prima, la propria terra; come non è possibile amare l'umanità se non si amano, in concreto, i propri vicini. Questo, ripetiamo, non è nazionalismo né campanilismo.
Ora, amare la propria terra e la propria gente significa anche desiderare che esse continuino ad esistere, anche quando noi non ci saremo; e che i nostri figli potranno vivere in pace nei luoghi che abbiamo loro affidato, così come li abbiamo ricevuti dai nostri genitori e dai nostri nonni. È chiaro che dei cambiamenti vi saranno; nulla rimane uguale a se stesso. Tuttavia una cosa è convivere con la necessità di una trasformazione lenta e graduale, che salvi l'essenza della propria terra e della propria gente; e un'altra cosa è auspicare una trasformazione radicale, immediata, traumatica, che cancellerà ogni traccia del passato e farà piazza pulita delle cose più belle che i nostri antenati hanno elaborato nel corso della storia, a cominciare dal dialetto, dalla lingua e dal modo di vedere la vita.
Ogni popolo, ogni comunità ha un proprio modo di vedere la vita; e si tratta di una filosofia intraducibile. Quando si dice casa - anzi, cjase - a un friulano, non si dice la stessa cosa che si direbbe a un inglese, a un russo, a un giapponese, adoperando le parole delle loro lingue; si dice una cosa diversa. Una cosa che non si può spiegare, ma che esiste. È fatta di ricordi, di affetti, di sensibilità; e ciascun gruppo umano possiede la propria, frutto di un lentissimo processo storico e di una costante interazione sia con l'ambiente fisico, sia con gli altri gruppi umani. Un qualche cosa di intimo, di belo, di sacro: che non merita di essere gettato via, come un fardello ingombrante del passato.
Noi siamo quello che siamo, perché siamo quello che siamo stati; e saremo quel che saremo, perché ora siamo quello che siamo e perché siamo stati quello che siamo stati.
Al di fuori di questa consapevolezza, non vi è che la barbarie dello sradicamento, dell'anonimità, dell'omologazione senz'anima e senza radici.
1月30日

CANTO DI GALERA..

 
Basta prendere una chitarra, farci sopra quattro accordi,
attaccarci due parole, cominciare a cantar storie.
Il segreto riuscire, per gettarsi sul mercato,
è cantare le ingiustizie del povero e del diseredato.
E c’è chi canta il disperato che è finito a San Vittore
perchè un giorno sul mercato rubò per fame un cavolfiore.
C’è chi canta quel vecchietto che è finito a San Vittore
perchè un litro di barbera gli mise in gola troppo buon umore.
C’è chi canta quella signora che è finita a San Vittore
perchè per sfamare i figli vendeva a tutti un po' d’amore.
E la gente si commuove, e la gente ha il cuore in mano,
compra il disco e si risente quel pietoso caso umano.
Ma io invece canto gente che non fa pietà a nessuno,
perchè questa è la mia gente, li conosco ad uno ad uno.
E io canto il camerata che è finito a San Vittore
perchè in piazza un dì difese in piazza dagli sbirri il tricolore.
E io canto il camerata che è finito a San Vittore
perchè voleva che cambiasse questo mondo senza onore.
E io canto i camerati che finiscon sempre dentro
perche il regime senza paura possa vivere contento.
E io canto i camerati che son dentro senza accusa
se non quella di esser vivi senza averne chiesto scusa.
E io canto camerati che stasera siete soli
perchè dietro quelle sbarre avete insieme i nostri cuori.
E io canto camerati che stasera siete soli
perchè dietro quelle sbarre avete insieme i nostri cuori.
 
1月29日

Bergamo,violentata da tre immigrati

Branco segrega e stupra 40enne italiana

Segregata, costretta a bere alcolici e violentata a turno da tre aguzzini. La devastante esperienza è stata vissuta da una donna italiana di 40 anni che, dopo aver conosciuto un ragazzo magrebino in una discoteca sabato sera, l'ha seguito nel suo appartamento nella bassa Bergamasca. Qui l'uomo e altri due extracomunitari hanno abusato di lei ripetutamente. Due dei tre immigrati sono già stati arrestati dai carabinieri. II terzo è ricercato.

I due magrebini finiti in manette hanno dai 25 ai 30 anni, sono accusati di violenza sessuale di gruppo. Insieme al terzo extracomunitario, avrebbero picchiato e violentato la vittima, una donna bergamasca, dopo averla costretta a bere un'ingente quantità di bevande alcoliche. L'hanno immobilizzata con la forza, quindi i tre aggressori, a turno, hanno abusato di lei. Quando la donna è stata liberata, ha chiesto aiuto ed è stata portata in ospedale, dove è arrivata in stato di shock e con diversi lividi sul corpo. I sanitari l'hanno medicata e dimessa. La sua testimonianza ha permesso ai Carabinieri della compagnia di Treviglio di identificare e arrestare due dei tre aggressori. Le indagini proseguono per rintracciare il terzo complice.

L'Infinito...

 
infinito
 
 
Mi perderò in questa Armonia,
in questa Pace che mi sta avvolgendo
tra montagne senza tempo e cieli addormentati
c'è un senso di infinito che ho conosciuto già.
Perché in questo mio Risveglio, in questa Nudità,
una lacrima si perde nell'ultima Realtà
e nel chiarore del tramonto comprendo che
l'Infinito è un'illusione…
l'Infinito è in me!
 
 
infinito2mg
1月25日

...

L'unico vero viaggio     
sarebbe non andare
verso nuovi paesaggi,
ma avere altri occhi...

Vedere l'Universo
con gli occhi di un'altro,
di cento altri ...

Vedere i cento Universi
che ciascuno vede...
che ciascuno E'
1月24日

Er Cammerata( InSeDia )

NUN S'ACCANANO L'AMICI PER UN PAIO DE MIGNOTTE
NUN S'ACCANA 'N CAMERATA SE C'E' RISCHIO DELLE BOTTE
NUN SE LASSANO PE' STRADA LE BATTAGLIE DE NA VITA
NUN SE MOLLA 'N CAMERATA PE' SEGUI' 'N PELO DE FICA
 
E NUN M'ABBASTANO LI SORDI,NE LE MACCHINE, ER POTERE
NUN M'ABBASTA 'NA PORTRONA PE' POGGIACCIE STO SEDERE
CHE LA VITA NUN SE SCORDA E PRIMA O POI TE CHIEDE ER CONTO
E ALLORA SI SE RICORDANO DE CHI INVECE RESTA 'N FONNO
 
MA E' 'NA ROTA CARO AMICO, QUESTO NUN LO SCORDA' MAI, SE RICORDENO CH'HAI FATTO,
MICA QUELLO CHE FARAI, IO CE RESTO SU STRADA FINCHE' ME REGGHENO LE GAMBE
MA E' CO STO CORE E CO STA FACCIA CHE VOJO DIVENTA' GRANDE
 
E SE RIMANGO CO DU' AMICI, SENZA SORDI NE' FUTURO
NUN M'ACCANANO DE CERTO E DI QUESTO SO SICURO
NUN SE LEGGHENO SUI LIBRI, PERCHE' E' LEGGE DELLA STRADA
CHI T'ACCANNA PE' 'NA VORTA C'HA LA VITA GIA' SEGNATA
 
E NUN ME IMPORTA DA SAPERE COME PO' DA ANNA A FINIRE
CHI GUADAGNA DA STA STORIA E CHI RESTERA' A MARCIRE
MA 'NA COSA NE SO CERTO, UNA SOLA L'HO CAPITA
NUN S'ACCANNA 'N CAMERATA ANCHE A RISCHIO DELLA VITA
1月23日

PERCHE'

Passano i giorni, l'estati e gli inverni,cambiano i volti nei nuovi governi!come diceva il
vecchio saggio:qui piu si va avanti e si sta sempre peggio...mucche pazze, clonazioni,
non ci sono più le mezze stagionie non ti chiedi mai perché....e non ti chiedi mai....

ragazzino sui banchi di scuolacon le menzogne ti han riscritto la storianon ribellarti
ragazzo modello sei il tipo ideale per il Grande Fratello, mangia al Mc Donald's,
compra le Nike tieniti pronto che c'è un nuovo Gay Pride e non ti chiedi mai perché..
e non ti chiedi mai...PERCHE'!!!

nuovi sessi, nuovi confini pedofili che insidiano i nostri bambini scientologisti,
raeliani multilevel per fregarti il domani nuove sette, maghi e santoni quello
che cercan sono i tuoi milioni e non ti chiedi mai perchè..e non ti chiedi mai..

ragazzino sui banchi di scuola il capoclasse viene dall'Angola ragazzi italiani senza
un lavoro mentre i sindacati si riempiono d'oro nuovi profeti: si chiaman Mullah!
un'altra moschea nella tua città e non ti chiedi mai perché..e non ti chiedi mai..PERCHE'!

se un bel giorno te lo chiederai vedendo che la vita tua non cambia mai allora ascolta,
fa attenzione che ti do io la soluzione con le parole da Dante predette:
"Uomini siate non pecore matte!"
e non ti chiedi mai perchè.....e non ti chiedi mai......PERCHE'!!!
1月22日

Grande Fratello 8 - Fiamma Tricolore assalta la bolla a ponte milvio a Roma !

 
Un centinaio di militanti del Movimento fiamma Tricolore, insieme a esponenti del Coordinamento per il Mutuo Sociale e del movimento delle OSA - occupazioni a scopo abitativo - hanno fatto irruzione nella casa trasparente allestita a Ponte Milvio dalla produzione del Grande Fratello. Con slogans quali "Mutuo Sociale urgenza nazionale" e "A fine mese d'affitto morirai" hanno interrotto la diretta e inscenato una protesta che, a detta del portavoce, Gianluca Iannone "vuol significare, senza mezzi termini che la casa non è un gioco. A Roma le richieste per alloggi residenziali pubblici sono circa 30.000, a fronte di una politica in materia che vede l'Italia fanalino di coda per stanziamento del PIL, appena lo 0,07% annuo. Ciò nonostante il Sindaco di Roma approva, dopo più di 30 anni, il nuovo piano regolatore e, a fronte dei milioni di metri cubi elargiti a costruttori e multinazionali del commercio, non individua un solo metro quadro per costruire nuovi alloggi popolari. Le agenzie parlano già di distruzione della bolla del Grande Fratello, parlano di gruppi armati di coltelli, ma si scontrano presto con un'altra verità.. Come potete vedere nel video che segue niente coltelli, niente distruzioni, solo lo sdegno di chi ritiene che la gente di Roma e d'Italia, meriti amministratori migliori di quelli che propinano ridicole trasmissioni e che lasciano migliaia di famiglie in mano a palazzinari e speculatori di ogni risma. Nel silenzio totale che i media hanno alzato intorno alla proposta di legge, la Fiamma Tricolore tenta di abbattere, con pacifiche ma eclatanti manifestazioni di dissenso, il muro di omertà e connivenze che impedisce a politici e giornalisti di fare il proprio dovere. Di fronte alle idiozie propinate dalla "TV-spazzatura", per distogliere l'opinione pubblica dai gravi problemi reali del paese, c'è chi manifesta per emergenze e questioni serie, vedi quella abitativa, proponendo anche soluzioni concrete come il progetto di legge sul Mutuo Sociale per la prima casa...

 
     

frammenti..

PERSEIDE-19930811-28mm
 
Mi distesi sull'erba a guardare le stelle.
Mi parve di vederle per la prima volta.
E forse era davvero così perchè le guardavo senza
pensare ai loro nomi, senza cercare la Stella Polare
o l'Orsa Maggiore.
Immaginai di essere un uomo delle caverne che non
ha letto nulla,che non ha studiato, che "non sa".
E, libero di tutta quella "conoscenza" mi persi nella
meravigliosa,consolante immensità dell'universo.
Non la guardavo più.
Ne ero parte.
1月21日

Saranno guai..

 

La nostra è la voce di chi non ne può più
dei falsi notiziari delle vostre tv
mezzi busti lottizzati, pennivendoli incoerenti
mercenari e burattini al servizio dei potenti
sperate di fermarci con la falsa informazione
sappiate già da ora è solo un illusione
spacciatori di menzogne sanguisughe dei pezzenti
massoni e mercanti non veniteci davanti

Rit: Non ci fermerete
la nostra è una missione in nome della Tradizione
non ci piegherete
la vostra repressione non fermerà l’azione
…e non vi illudete
mercanti e usurai perché presto per voi saranno guai

Aumentano le banche e le casse rurali
sempre più ammalati e meno gli ospedali
la disoccupazione per voi è un interesse
ma il popolo è ormai stanco delle vostre promesse
e l’immigrazione dov’è la soluzione?
non vedi quanta droga e prostituzione
la gente è ormai stanca e ha voglia di riscossa
politico corrotto preparati alla fossa…

Rit: Non ci fermerete
la nostra è una missione in nome della Tradizione
non ci piegherete
la vostra repressione non fermerà l’azione
…e non vi illudete
mercanti e usurai perché presto per voi saranno guai

1月18日

15 GENNAIO 2007: UN ATTENTATO ALLA LIBERTA', ALLA FACCIA DI GALILEO GALILEI

In data 15 Gennaio 2007 la Libertà, quella vera, ha subito un colpo durissimo, una pugnalata profonda che lascia disgustate molte persone.

In data 15 Gennaio 2007  l’Italia ha dato l’ennesima prova di essere un Paese in mano ai vigliacchi, una maggioranza silenziosa ha dato prova di non essere capace di farsi forte su una minoranza anarchica e selvaggia.

In data 15 Gennaio 2007  l’Italia si è resa per l’ennesima volta lo zimbello d’Europa e di tutto l’Occidente.

In data 15 Gennaio 2007 , se non fosse per la Memoria di alcuni Nobili Italiani, mi vergognerei di essere Ita(g)liano.

È assolutamente incomprensibile ed inaccettabile che in un Paese come il nostro, che vuole dare esempio di Civiltà e di progresso, si impedisca ad un’autorità religiosa e civile di parlare in un’Università. Parlare di un tema come la pena di morte, non parliamo mica di una lectio magistralis!

Eppure ancora una volta la vigliaccheria di pochi comunisti ed atei, unita ad un becero anticlericalismo di fondo, ha usato come maschera la scusa della laicità della Scienza, la quale nulla avrebbe avuto a che fare con l’intervento del Pontefice Benedetto XVI, verso il quale vanno tutto il mio rispetto e la mia devozione.

Alla fine il Papa ha rinunciato a parlare all’apertura del nuovo anno accademico all’Università della Sapienza di Roma. Alla fine l’ha vinta il Collettivo che ha occupato il rettorato, unito allo “sforzo” dei 67 docenti che hanno giudicata “incongrua” la presenza di Ratzinger per l’evento.

E ammettiamolo, come non vorremmo vedere tutti quei ragazzi così ben indottrinati, i quali protestano senza nemmeno sapere il perché, come non vorremmo vederli arsi legati dai loro bei capelli rasta?

Eppure no, noi crediamo che tutti debbano potersi esprimere, tutti debbano poter avere la Libertà di poter dire quello che pensano, mantenendosi però nel rispetto per il reciproco. E questa volta si è mancato veramente di rispetto ad un’autorità religiosa e civile, offendendo in tal modo pure milioni di credenti e fedeli.

Questa volta le chiacchiere stanno a zero: è stato compiuto un ATTENTATO ALLA LIBERTA’, alla faccia di Galileo Galilei.

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Ancora sbarchi in Sicilia e Calabria..Due navi "madre" bloccate a Portopalo

SIRACUSA - Non si arresta il flusso dei migranti verso la Sicilia. Due navi "madre" sono state bloccate in nottata dalle motovedette della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera a sud di Portopalo di Capo Passero. Dai due pescherecci stavano per sbarcare sul litorale siracusano oltre un centinaio di migranti.

Il primo intervento, a sette miglia dalla costa, ha riguardato un'imbarcazione di una ventina di metri che aveva appena abbandonato su due vecchi gommoni 41 persone, tra le quali tre bambini. Gli extracomunitari, 38 palestinesi e tre iracheni, sono stati soccorsi da due motovedette della Guardia costiera, mentre altre due unità delle Fiamme Gialle si sono lanciate all'inseguimento del motopesca, che non si era fermato all'alt. Dopo una ventina di miglia, con una spericolata manovra, l'imbarcazione è stata abbordata dai militari della Finanza che hanno intimato ai 17 uomini d'equipaggio di fare rotta verso Portopalo.

Nello stesso momento una delle motovedette della Capitaneria, che era ancora in zona, ha intercettato un altro barcone, di circa 25 metri, con un centinaio di extracomunitari a bordo, e l'ha scortata al porto di Pozzallo.

Gli sbarchi continuano anche in Calabria. Ieri sera è arrivato nel porto di Crotone un peschereccio con a bordo circa 250 migranti che era stato intercettato da una imbarcazione della Guardia di Finanza. Quasi la metà degli extracomunitari sono donne e bambini e tra di loro c'è anche un neonato di circa un mese. Dai primi accertamenti è emerso che sono di varie nazionalità, tra cui iracheni, pachistani e turchi.
L'imbarcazione, secondo quanto hanno potuto sbabilire i finanzieri, sarebbe partita dall'Egitto e il viaggio sarebbe durato tre giorni. Prima di essere imbarcati, i migranti sono stati incappucciati in modo da non riconoscere il luogo di partenza. Dopo lo sbarco sono stati arrestati due presunti scafisti.
immigrati

Roma LXXVIII

 
CorsoFranciaPonteFlaminio_16PonteFlaminioAuditoriumParioli_16StatualupaCorsoFrancia_16
 
Ti porto per mano sulla rupe tarpea
E tratteniamo il fiato per poi tuffarci giù in apnea
In questo mondo fatato di virtu’ legionarie
E altari senza tempo e viali levigati
Dalle carezze del vento

Vieni a passeggio con me una di queste sere
Tra le bandiere nere ed un tramonto rosso
Sulla citta’ imperiale

Vieni a passeggio con me su ponte mussolini
Dove corrono i bambini con fazzoletti neri
Oggi come ieri
Oggi come ieri

Guarda che belle le aquile di marmo
Sulle colonne antiche e gli eroi fascisti gettarsi
Sulle baionette nemiche e la tua romana
Ci guarda con amore e riconosce il sangue di roma
Che ci scorre nel cuore

Vorrei potessi sentire nel tuo cuore
Quello che provo io quando carezzo quesyi pilastri
Che sono le ossa di un dio
Che mi ricorda ogni giorno che nulla e’ tramontato
E che il futuro e’ solo il ricordo
Di uno strumento passato

Vieni a passeggio con me una di queste sere
Tra le bandiere nere ed un tramonto rosso
Sulla citta’ imperiale

Vieni a passeggio con me su ponte mussolini
Dove corrono i bambini con fazzoletti neri
Oggi come ieri
Oggi come ieri

1月17日

NUOVI CRIMINI STANIERI INFANGANO IL NOSTRO PAESE

TORINO
 
DROGA
Cinque immigrati centroafricani sono stati arrestai in un appartamento di Via Genova 84 mentre tentavano di gettare nel water dosi di droga; gli agenti del commissariato "Barriera Nizza" li hanno sorpresi con ancora 40 dosi di eroina. Nell'alloggio hanno sequestrato anche 16.000,00 in contanti e 25 cellulari.
 
RAPINA IN VILLA
Due nomadi slavi sono stati arrestati dai carabinieri per tentato furto in una villa di Pino Torinese; inoltre, gli stessi, sono sospettati di altri 5 furti avvenuti nella zona nei giorni scorsi.
 
ROMA
 
AGGREDITO AL CASILINO
Un 34enne romano era in auto quando è stato affiancato da 4 teppisti extra-comunitari che lo hanno aggredito e rapinato in Viale Palmiro Togliatti; l'uomo, rimasto ferito, è finito al pronto soccorso dell'ospedale Vannini.
 
PRENESTINO, RAPINA NEL TAXI
Due ladri nordafricani, si sono finti clienti di un tassista in via Pergola, al Prenestino, per poi minacciarlo con un coltello e colpirlo alla testa. Questo il bottino dei malviventi, scampati alla polizia; 300,00 euro, un cellulare ed uno stereo.
 
MILANO
 
ARRESTATO RUMENO
Va in Procura per chiedere notizie relative al fascicolo processuale di un amico, ma viene riconosciuto come latitante ed arrestato. E' accaduto ieri a Palazzo di Giustizia, dove è finito in manette un rumeno accusato di aver partecipato ad una rapina il 27/12/2007 ai danni di un edicolante. 

SILENZIO..

 

Ho visto il silenzio

in notti nere,

in macchie di sangue,

in lampi di sole brucianti.

Ho visto la morte

correre sul filo,

colpire la luce di occhi bambini,

di cuori innamorati,

di gambe traballanti di vite vissute.

Ho visto la morte

in gocce di rugiada

cadere dal cielo.

Ho visto il silenzio,

padrone del nulla,

in cieli pieni di stelle,

in cuori aridi e soli.

Ho visto il silenzio

parlare con il suo specchio,

per distruggere il suo

triste destino di morte.

Ho visto il mio sorriso illuminarsi

per poter aiutare la vita

di un silenzio triste e solo...

 

Sorridi anche tu,

aiuta la vita...

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1月16日

Nella Capitale si ripetono quotidianamente i crimini commessi da immigrati

 
Rissa tra stranieri
Cinque iracheni di 19 anni sono stati arrestati in via della stazione Ostiense, zona Garbatella, per rissa aggravata. A dare l'allarme sono stati alcuni cittadini della zona.
 
Scippo in auto
Un 40enne è stato rapinato due sere fa in zona Prati; due extra-comunitari armati di pistola hanno costretto l'uomo a scendere dalla macchina e a consegnare loro il rolex e sono scappati.
 
Golf contraffatta
Un moldavo di 40 anni ed un lituano di 35 anni sono stati arrestati all'Eur perchè viaggiavano su una Golf rubata.L'auto era stat completamente contraffatta, così come la patente.
 
Droga nella valigia.
Un 20enne estone, sbarcato a Fiumicino da un volo proveniente da Tripoli, nascondeva nella valigia 25 chili di droga.
 
Preso marocchino
Un marocchino di 30 anni ha aggredito un 29enne di Rimini in via Giolitti, tentando di rubargli il telefono. La brutta avvenura per il romagnolo è finita solo con molto spavento, mentre l'uomo marocchino è stato arrestato.
 

Innato senso di allergia – Per non morire

 
 
 
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Inizia il pomeriggio, è gia alta la tensione,
la gente non capisce, si chiude in quel portone,
partiamo tutti insieme, la rabbia nella mani,
davanti solo uomini, vestiti tutti uguali.
E le file già schierate, megafoni e bastoni,
i caschi le bandiere, in alto gli striscioni,
ad aspettarci in piazza, già sono numerosi,
ma un grido che si leva dai toni minacciosi,

Rit. marciare per non marcire
marciare per non morire
marciare per non marcire
per non morire mai
marciare per non marcire
marciare per non morire
marciare per non marcire
per non morire mai

scontri per la strada, spezziamo le catene,
comincia a ribollirmi, il sangue nelle vene,
avanti camerati, la piazza è tutta nostra,
no! Noi non ce ne andremo, è questa la risposta,
e dopo qualche istante, si sente rimbombare,
sirene e manganelli, già pronti a caricare,
le lacrime di gioia, la vista s’è annebbiata,
ma il passo che rimbomba, sicuro per la strada,

Rit

E quando ce ne andiamo, da sbirri e polizia,
ci ritroviamo insieme, la sera in birreria,
si ride e si ripensa, bevendo allegramente,
ma mi è rimasto un coro, un coro nella mente,

marciare per non marcire
marciare per non morire
marciare per non marcire
per non morire mai
marciare per non marcire
marciare per non morire
marciare per non marcire
per non morire mai
1月15日

Prostituzione,a giudizio ex del GF6

Fabiano Reffe tra arrestati a Frosinone

Fabiano "Fefè" Reffe, protagonista della sesta edizione del Grande Fratello, è tra le 18 persone rinviate a giudizio dal tribunale di Frosinone con l'accusa di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sua posizione è sempre stata ritenuta dagli investigatori non marginale. Il provvedimento è il risultato di un'operazione portata a termine dai carabinieri lo scorso luglio, denominata "Zeus".

Il trentenne Reffe, tronista della trasmissione "Uomini e donne" condotta da Maria De Filippi, dovrà presentarsi dinanzi ai giudici il prossimo 6 maggio per l'udienza dibattimentale.

Tra gli arrestati ci sono anche i titolari di alcuni night-club per i quali Fabiano, prima di intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo, lavorava come buttafuori. Oltre a loro pure un poliziotto ed un carabiniere.

Sei degli imputati sono stati prosciolti dall'accusa di associazione per delinquere. Per quattro dei 18 imputati il 27 febbraio prossimo si conoscerà il verdetto sulla richiesta del processo con rito abbreviato.

Arresti per traffico esseri umani

Vasta operazione internazionale

La Polizia di Stato assieme a Carabinieri e Guardia di Finanza ha organizzato una vasta operazione internazionale in Europa, Stati Uniti e Nigeria. Decine gli arresti eseguiti contro la criminalità organizzata di nazionalità nigeriana. Le persone finite in manette, oltre sessanta, sono tutte accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di esseri umani e traffico di droga.

L'operazione ha portato la Squadra Mobile di Napoli ed i Carabinieri del Ros all'esecuzione di 66 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di nigeriani operanti in Italia ed all'estero. I reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell'operazione - chiamata 'Viola' - vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso all'associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù, al sequestro di persona, al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Delle 66 ordinanze, 15 sono state eseguite all'estero, in particolare in Olanda, Paese in cui l'organizzazione era secondo l'accusa particolarmente attiva, facendo entrare minori dalla Nigeria, che venivano poi avviati in Italia ed in altri Paesi europei per essere impiegati nei settori della prostituzione e della droga. Già nell'ottobre scorso si era conclusa una prima fase dell'operazione, con 23 arresti in Olanda, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Stati Uniti e Nigeria.

Sono state accertate anche gravi irregolarità in alcune pratiche di adozioni, che hanno consentito a donne nigeriane residenti in Italia di prelevare bambini in tenera età da orfanotrofi nigeriani per indurli a turpi traffici.